
C'era una volta ...Come tutte le storie avevo pensato di iniziare così ma dal momento che quella che vado a raccontare non è una favola ma vita vissuta, cambierò l'inizio.
Correva l'anno 1968, io ero un ragazzino di 10 anni e spesso andavo a trovare i miei zii vicino San Pietro.
Una delle innumerevoli volte capitò in una tiepida sera di Marzo, l'aria primaverile era un vero spettacolo e quella sera Roma aveva una veste particolare, strana. Tutta la città era invasa da persone vocianti e allegre che camminavano a destra e a manca in tutte le strade della città. Ho definito queste persone "strane" perchè ai miei occhi di bambino così apparivano, infatti tutti avevano sulla testa uno ... strano cappello verde con una penna d'uccello. Mai avevo avuto occasione di vedere delle persone così e in così gran numero.
Arrivato dagli zii chiesi:" ... ma chi sono questi tipi così strani?"... appunto. Mio zio Gino mi rispose:" Sono gli Alpini, i soldati di montagna, se ti va andiamo a fare un giro a Piazza San Pietro, ce ne sono tanti, aspettano di vedere il Papa.". Andiamo, dissi io e ci incamminammo verso la vicina piazza.
Mentre passeggiavamo mio zio mi spiegò che gli Alpini erano un corpo molto glorioso, erano stati protagonisti delle due guerre mondiali e soprattutto nella prima guerra mondiale avevano combattuto e vinto al fianco di mio nonno in Veneto.
Provate ad immaginare l'effetto di queste parole su di me, vidi mio nonno, che non ho mai conosciuto, come un eroe della prima guerra mondiale e soprattutto lo identificai come un Alpino, anche se in realtà lui servì la Patria in Fanteria.
Insomma, i racconti di mio zio, le centinaia di persone radunate in piazza con quel cappello in testa, gli applausi verso il balcone da dove si sarebbe affacciato il Papa, la confusione generale mi diedero delle sensazioni particolari che non riuscivo a spiegarmi.
Mentre i racconti di mio zio continuavano, ci incamminammo lentamente verso Via della Conciliazione.
Era pieno di bancarelle, sembrava un mercatino e... sorpresa delle sorprese, tutte vendevano quello strano cappello verde!
Devo aver fatto una faccia molto eloquente, infatti mio zio si avvicinò ad una delle bancarelle e disse:" Vorrei un cappello per mio nipote". Pensai .... cosa? un cappello per me? Che bello!!! "grazie zio, che bel regalo!", dissi io. Sorridendo pagò e mi mise in testa il mio primo Cappello Alpino. Era bellissimo, aveva un cordoncino tricolore sulla visiera, una serie di stellette lungo il cinghiolo, una nappina rossa ed una lunga, bellissima penna nera.
Indossandolo restai confuso, un pò per il regalo inatteso un pò perchè gli Alpini che incontravo mi salutavano e mi sorridevano, insomma mi sentivo uno di loro!
Da quella lontana sera passarono undici lunghi anni, in cui il mio cappello Alpino fu mio compagno di giochi, soprammobile di cui andavo fiero ma soprattutto il simbolo della mia "Alpinità acquisita", mi sentivo un vero Alpino. Dicevo, passarono undici lunghi anni ed io crescendo abbandonai i miei giochi di guerra e il cappello fu relegato in un armadio. In questo periodo però imparai ad amare la montagna, iniziai con le mie prime escursioni, imparai a sciare, e di tanto in tanto ripensavo al mio cappello mentre ammiravo le montagne.
Il destino volle che per qualche motivo il cappello alla fine andò perso. Un giorno non lo trovai più al suo posto dopo un "repulisti" di vecchi giocattoli e cose varie.
Arriviamo quindi al 1979, anno della mia Maturità Classica. Un bel giorno vengo a conoscenza del fatto che l'Adunata degli Alpini torna a Roma. Riuscite a capire la mia felicità? Avrei rivisto e rivissuto le scene di tanto tempo prima ma soprattutto avrei potuto condividere con gli Alpini il mio sentimento di amicizia e fraterno affetto!
Così fu, arrivarono i giorni dell'Adunata e Roma si riempì di nuovo di Alpini festanti. Girai e rigirai per fare un vero e proprio bagno di folla in mezzo a loro ma la prima cosa che feci andai ad una bancarella e comperai un nuovo Cappello Alpino, più grande ed ancora più bello, giurando a me stesso di non perderlo mai più e di portarlo con me in montagna sempre nello zaino, come un fedele compagno di viaggio.
Ovviamente ancora oggi lo conservo come una reliquia preziosa e dopo trent'anni è sempre con me, rivestito di spille che ne narrano la storia, le vette raggiunte, i passi percorsi in montagna, prima da solo, poi con mia moglie e poi anche mia figlia. La Marmolada, il rifugio Contrin, il Vajolet, il Re Alberto, Passo Principe, Piz Boè e poi ancora il monte Camicia ed il Pizzo Cefalone, nel gruppo del Gran Sasso, Il Colle dell'Orso nel gruppo del Velino e tante altre piccole escursioni fatte in trent'anni col mio cappello nello zaino e la mia Alpinità nel cuore.
Qualche anno fa ebbi un riconoscimento che non mi sarei aspettato. Lavoravo di notte e per un lungo periodo stetti in coppia con un mio caro collega e diventammo grandi amici. Mentre lavoravamo parlavamo di tutto ma soprattutto di montagne e Alpini, servizio militare, vita militare ecc...
Io non ho potuto fare il servizio perchè riformato per un importante intervento chirurgico subito da ragazzo. Il giorno in cui mi fu consegnato il congedo illimitato lo ricordo come uno dei giorni peggiori della mia vita, pensare che alla chiamata dei tre giorni al Distretto militare andai quasi correndo e quando mi fu chiesto se avevo qualche preferenza di specialità risposi senza neanche pensare:"Alpini!!!".
Tornando al mio amico Pietro; una sera si presentò al lavoro con una busta. Nulla di strano, li per li. Il bello fu che quando andammo in pausa portò con se la busta e rivolgendosi a me quasi imperiosamente disse:" Tieni, Gianni, questa è per te!" e sogghignò. Io non capivo ma preso da una curiosità più che leggittima presi la busta e l'aprii.
Non credevo ai miei occhi, dentro la busta c'era un Cappello Alpino, il SUO cappello! Dissi:" Pietro ma sei impazzito? Un Alpino non cede mai il suo cappello, per lui è TUTTO!".
Lui mi guardò e sorridendo mi disse:" Vedi caro Gianni, sono settimane che io ti ascolto ed osservo il tuo entusiasmo e la gioia che ti da parlare di montagne e Alpini. So la tua storia e devo dire che mi ha colpito molto. Io sono un EX Alpino e a dire il vero non mi importa proprio niente di questo, ho avuto in sorte di fare il militare negli Alpini a Cevedale ma ti assicuro che se avessi potuto scappare lo avrei fatto. Per me Non conta nulla la Brigata Julia, l'Ottavo Reggimento, Fuarce Cividat per me sono solo parole che non evocano bei ricordi, secondo me tu sei molto più degno di me di portarlo e te lo dono con il cuore, sapendo di fare di te un uomo felice. Portalo il Cappello, portalo con onore,adesso è tuo!"
Sono sincero, qualche lacrima di gioa ed emozione mi rigò il volto, guardai Pietro negli occhi e lo abbracciai come un fratello, mi aveva fatto un regalo che più bello nessuno avrebbe potuto farmi, il MIO nuovo Cappello Alpino.
Da quel giorno ho messo il mio vecchio cappello nella collezione di cappelli ed oggetti militari ed ho messo in pratica le parole di Pietro, porto con rispetto ed onore il SUO, ormai MIO Cappello a tutte le Adunate, feste Alpine, manifestazioni ed in montagna e giuro che mai nessuno mi impedirà di indossarlo a simbolo della mia Alpinità!